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October 01 Silenzio senza riposo.Cellulare muto, immobile, quindi inutile. Mi accorgo di dedicargli troppi sguardi ansiosi, seguiti sistematicamente da amare disillusioni non troppo durature. C'è il mondo che vive làffuori e io chiudo il mio respiro in un display di mezzo pollice su cui è disegnato un orologio che va sempre troppo lento.
E' la frequenza delle cose interessanti che ti succedono a scandire il tuo tempo e io mi rendo conto che il mio tempo è fermo. La cosa mi deprime e in me pervade la tristezza, ma non ho il coraggio di crederci fino in fondo e tutto finisce nell'ennesima filosofia dell'Assenza, la mia, che diventa un lasciapassare fin troppo esplicito all'Altro. E questa volta prevale la rabbia che avvampa in pochi secondi e diventa voglia di rivoluzione epocale di un sistema di vita ormai saturo e grippato. Ma anche stavolta il fuoco si spegne e non rimangono che le ceneri di un incontro troppo breve con me medesimo che torna ad essere sè stesso in questo walzer silenzioso di sentimenti che io no ho ancora imparato a ballare. Pausa. Ritorno. Cerco la distrazione e penso a tutte le cose che non ho mai fatto:pilotare un aereo, mangiare sushi, comprare un paio di stivali o un cappello, innamorarmi. Comune denominatore di questi gesti, visti come possibili sono dai panni fuori moda dello spettatore, si distingue la paura. Di soffrire sostanzialmente. Come se soffrire fosse evitabile poi. Mi auguro sofferenza.
Sono quasi le tre e io non ho sonno. Guardo il cellulare: è muto, immobile, quindi inutile, come me. Comments (2)
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