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    September 27

    Questa notte passerà così, come tante altre.

     
    Stanco. Mi stendo sul letto e ho ben definito lo spazio del soffitto sopra di me nonostante il buio pesto.
    Pensieri, sempre gli stessi. Eterni.
    Mi giro senza pace tirando su di me una coperta che senza l'acronimo dei pensieri eterni diventa corta.
    Non più il soffitto sopra di me, ma un macigno che mi schiaccia su questo letto tanto soffice, eppure così duro.
     
    Mi costringe a riflettere questo silenzio che non accompagna i miei pensieri verso la coscienza come in un walzer invisibile di idee, bensì li partorisce come figli già morti in una sala travaglio di un ospedale mai esistito.
     
    Mi sento offeso.
    Io, piccolo uomo in questo universo infinito.
    Amo la semplicità e chiamare le cose con il proprio nome non mi spaventa.
    Leggerezza. Spontanietà. 
    Puntare alla consapevolezza come meta inarrivabile: un pò prima del futuro ma sempre un pò dopo l'attimo presente.
    E in questo perenne indefinito io lentamente muoio.
     
    Non ci sono parole precise abbastanza per essere universali.
    Se pure ti chiamassi per dirti quello che sento non capiresti. Sarebbe l'ennesimo copione già recitato, lo stesso in cui evitiamo di dirci la verità.
    Ma io sono davvero stanco e questo soffitto stanotte pesa più che mai.
     
                                                                                                                                          liberosei@hotmail.it
     
     

    Comments (2)

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    Ringrazio la dolce Titti per il commento.
    Riguardo alla tua domanda: A parte tutto il discorso sulle maschere, sociali o non, che uno può indossare per adattarsi ai vari contesti di vita che vive (discorso che probabilmente conosci meglio di me), io credo un cosa.: credo che la tristezza sia una condizione esistenziale e, oggi più che mai, una meta. In un mondo che tende a coprire con il rumore il suono della "voce di dentro" annullando ogni percezione di disagio attraverso al creazione di valori fittizi, ri-uscire ad essere tristi diventa un obiettivo a cui puntare per far crescere sempre più consapevolezza. Inoltre secondo me, e qui ti rispondo, si tratta di un percorso silenzioso e intimo, un monologo autoriferito, i cui frammenti possono più facilmente trapelare tra le righe di un blog silenzioso (eppur presente) che non, almeno non sempre, durante un incontro tra amici.
    Buona riflessione a tutti.
    Oct. 5
    tittiwrote:
    perchè quando ti vedo non mi sembri mai così... "triste"?

    Cmq, c'è una frase bellissima in qst testo: "Non ci sono parole precise abbastanza per essere universali." Sono d'accordo e... wow!
    Oct. 4

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